Evangelii Gaudium: il commento di Mons. Fisichella - pagina3

Nell’evangelizzazione per il nostro tempo, pertanto, soprattutto dinanzi alle sfide delle grandi “culture urbane” (71), i cristiani sono invitati a fuggire da due espressioni che ne minano la natura stessa, e che Papa Francesco definisce “mondanità” (93). In primo luogo, il “fascino dello gnosticismo”; una fede cioè rinchiusa in se stessa, nelle sue certezze dottrinali, e che fa delle proprie esperienze il criterio di verità per il giudizio degli altri. Inoltre, il “neopelagianesino autoreferenziale e prometeico” di quanti ritengono che la grazia sia solo un accessorio mentre ciò che crea progresso è solo il proprio impegno e le proprie forze. Tutto questo contraddice l’evangelizzazione. Crea una sorta di “elitarismo narcisista” che deve essere evitato (94). Cosa vogliamo essere, si domanda il Papa, “Generali di eserciti sconfitti” oppure “semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere”? Il rischio di una “Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali” (96), non è recondito, ma reale. Occorre, quindi, non soccombere a queste tentazioni, ma offrire la testimonianza della comunione (99). Essa si fa forte della complementarità. A partire da questa considerazione, Papa Francesco espone l’esigenza per la promozione del laicato e della donna; dell’impegno per le vocazioni e dei sacerdoti. Guardare alla Chiesa con il progresso compiuto in questi decenni richiede di evitare la mentalità del potere, ma a far crescere quella del servizio per la costruzione unitaria della Chiesa (102-108).
L’evangelizzazione è un compito di tutto il popolo di Dio, nessuno escluso. Essa, non è riservata né può essere delegata a un gruppo particolare. Tutti i battezzati sono direttamente coinvolti. Papa Francesco spiega, nel terzo capitolo dell’Esortazione, come essa si possa sviluppare e le tappe che ne esprimono il progresso. In primo luogo, si sofferma a evidenziare il “primato della grazia” che opera instancabilmente nella vita ogni evangelizzatore (112). Sviluppa, inoltre, il tema del grande ruolo svolto dalle varie culture nel loro processo di inculturazione del Vangelo, e previene dal cadere nella “vanitosa sacralizzazione della propria cultura” (117). Indica poi il percorso fondamentale della nuova evangelizzazione nell’incontro interpersonale (127-129) e nella testimonianza di vita (121). Insiste, infine, perché si valorizzi la pietà popolare, perché esprime la fede genuina di tante persone che in questo modo danno vera testimonianza dell’incontro semplice con l’amore di Dio (122-126). Da ultimo, un invito del Papa ai teologi perché studino le mediazioni necessarie per giungere alla valorizzazione delle varie forme di evangelizzazione (133), mentre si sofferma più a lungo sul tema dell’omelia come forma privilegiata dell’evangelizzazione che richiede una autentica passione e amore per la Parola di Dio e per il popolo che ci è affidato (135-158).
Il quarto capitolo è dedicato alla riflessione sulla dimensione sociale dell’evangelizzazione. Un tema caro a Papa Francesco perché “se questa dimensione non viene debitamente esplicitata, si corre sempre il rischio di sfigurare il significato autentico e integrale della missione evangelizzatrice” (176). È il grande tema del legame tra l’annuncio del Vangelo e la promozione della vita umana in tutte le sue espressioni. Una promozione integrale di ogni persona che impedisce di rinchiudere la religione come un fatto privato senza alcuna incidenza nella vita sociale e pubblica. Una “fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo” (183). Due grandi tematiche appartengono a questa sezione dell’Esortazione. Il Papa ne parla con particolare passione evangelica, consapevole che segneranno il futuro dell’umanità: anzitutto, “l’inclusione sociale dei poveri”; inoltre, “la pace e il dialogo sociale”.