Evangelii Gaudium: il commento di Mons. Fisichella - pagina5
Per quanto concerne il primo punto, con la nuova evangelizzazione la Chiesa sente come propria missione quella di “collaborare per risolvere le cause strumentali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri”, come pure quella di “gesti semplici e quotidiani di solidarietà di fronte alle miserie molto concrete” che ogni giorno sono dinanzi ai nostri occhi (188). Ciò che giunge da queste dense pagine, è un invito a riconoscere la “forza salvifica” che i poveri possiedono, e che deve essere posta al centro della vita della Chiesa con la nuova evangelizzazione (198). Ciò significa, comunque, riscoprire anzitutto l’attenzione, l’urgenza e la consapevolezza di questa tematica, prima ancora di ogni esperienza concreta. Non solo, l’opzione fondamentale verso i poveri che preme di essere realizzata, sostiene Papa Francesco, è primariamente quella di una “attenzione spirituale” e “religiosa”; essa è prioritaria su ogni altra forma (200). Su questi temi, la parola di Papa Francesco è franca, detta con parresia e senza circonlocuzioni. Un “Pastore di una Chiesa senza frontiere” (210), non può permettersi di volgere lo sguardo altrove. Ecco perché mentre chiede con forza di considerare il tema dei migranti, denuncia con altrettanta chiarezza le nuove forme di schiavitù: “Dov’è quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete di prostituzione, nei bambini che utilizzi per l’accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità” (211). A scanso di equivoci, il Papa difende con altrettanta forza la vita umana nel suo primo inizio e la dignità di ogni essere vivente (213). Per quanto concerne il secondo aspetto, il Papa enuclea quattro principi che sono come il denominatore comune per la crescita nella pace e la sua concreta applicazione sociale. Memore, forse, dei suoi studi su R. Guardini, Papa Francesco sembra creare una nuova opposizione polare; ricorda infatti che “Il tempo è superiore allo spazio”, “l’unità prevale sul conflitto”, la “realtà è più importante dell’idea” e che il “tutto è superiore alla parte”. Questi principi si aprono alla dimensione del dialogo come primo contributo per la pace. Esso si estende nel corso della Esortazione all’ambito della scienza, nei confronti dell’ecumenismo e delle religioni non cristiane.
L’ultimo capitolo intende esprimere lo “spirito della nuova evangelizzazione” (260). Esso si sviluppa sotto il primato dell’azione dello Spirito Santo che infonde sempre e di nuovo l’impulso missionario a partire dalla vita di preghiera, dove la contemplazione occupa il posto centrale (264). La Vergine Maria “stella della nuova evangelizzazione” è presentata, a conclusione, come l’icona della genuina azione di annuncio e trasmissione del Vangelo che la Chiesa è chiamata a compiere nei prossimi decenni con entusiasmo forte e immutato amore per il Signore Gesù.
“Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!” (83). È un linguaggio chiaro, immediato, senza retorica né sottointesi, quello con cui ci si incontra in questa Esortazione Apostolica. Papa Francesco va al cuore dei problemi che vive l’uomo di oggi e che, da parte della Chiesa, richiedono molto più di una semplice presenza. A lei è chiesta una fattiva azione programmatica e una rinnovata prassi pastorale che evidenzi il suo impegno per la nuova evangelizzazione. Il Vangelo deve giungere a tutti, senza esclusione di sorta. Alcuni, comunque, sono privilegiati. A scanso di equivoci, Papa Francesco presenta il suo orientamento: “Non tanto gli amici e i vicini ricchi, bensì soprattutto i poveri, gli infermi coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati… non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro" (48).
Come in altri momenti cruciali della storia, così anche oggi la Chiesa sente l’urgenza di affinare lo sguardo per compiere l’evangelizzazione alla luce dell’adorazione; con uno “sguardo contemplativo” per vedere ancora i segni della presenza di Dio. Segni dei tempi non solo incoraggianti, ma posti come criterio per una efficace testimonianza (71). Primo fra tutti, Papa Francesco ricorda il mistero centrale della nostra fede: “Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada” (3). Quella che Papa Francesco ci indica, alla fine, è la Chiesa che si fa compagna di strada di quanti sono nostri contemporanei nella ricerca di Dio e nel desiderio di vederlo".
